Design che diventa identità, prima ancora di diventare prodotto
Abbiamo trasformato la brand identity di MTT in un sito che fa da ponte tra manifattura, moda e sostenibilità, con un linguaggio coerente e una struttura pensata per un pubblico prevalentemente B2B. Abbiamo messo ordine in storia, collezioni e accesso al catalogo online, senza “spingere” ma guidando.
Cliente
Mtt | FIRENZE
Data
2020
Le nostre Soluzioni
Sito web
Il cliente
MTT: un verde loden per raccontare 60 anni di manifattura
MTT (Manifattura Tessile Toscana) nasce nel 1961 con Carlo Pacini e cresce con una specializzazione sul loden, arrivando negli anni a sviluppare anche panni, loden, lana cotta e linee più moda (uniti strutturati e fantasie).
Il sito racconta “Tradizione, Autenticità e Innovazione” e posiziona la qualità dei tessuti Made in Italy come sintesi di artigianalità e ricerca. Il modello è tipicamente B2B: viene chiesto di richiedere credenziali per accedere al portale/catalago online e “trovare l’ispirazione giusta”.
La sfida: tradurre una filosofia in scelta
La sfida era rendere leggibile un’azienda con una storia lunga e tecnica, senza ridurla a storytelling generico e senza complicare l’accesso per chi cerca collezioni e certificazioni.
Storia vera, non nostalgia
MTT aveva una storia ricca e specifica (loden, deposito del marchio “original loden impraegniert”, crescita della lana cotta, evoluzione verso la moda) che rischiava di restare confinata in materiali interni o in racconti “a voce”.
Dovevamo renderla fruibile online senza farla diventare un museo: far percepire continuità e innovazione come la stessa linea, e non come due capitoli separati.
Il sito invita alla raccolta lead, segnalando un’esigenza di selezione tipica del tessile B2B. Il rischio, però, è trasformare il primo accesso in una barriera: se chiediamo fiducia prima di darla, perdiamo contatti. Dovevamo quindi costruire un percorso pubblico sufficientemente ricco (collezioni, sostenibilità, collaborazioni, fiere) per far capire valore e posizionamento, e solo dopo chiedere un passo in più.
Il sito elenca standard e certificazioni (GRS, RWS, BCI, TENCEL™, ECOVERO™, European Flax™) e questo è un asset, ma può diventare rumore se non viene gerarchizzato. La complessità nascosta è che buyer e brand non cercano la stessa cosa: alcuni vogliono tracciabilità, altri performance, altri una storia da raccontare. L’obiettivo era rendere queste informazioni confrontabili e leggibili, senza appesantire la home e senza banalizzare contenuti tecnici.
La soluzione: coerenza come infrastruttura
Tessuti Made in Italy, ma con metodo: identità, collezioni, accesso B2B.
Abbiamo usato la brand identity come infrastruttura: prima abbiamo definito personalità, tono e regole visive, poi le abbiamo applicate al sito per far emergere collezioni e credibilità.
Abbiamo fissato una grammatica visiva precisa: palette con verde loden come colore principale, bianco e nero per contrasti moderni, e un set tipografico definito (Nunito per il logotipo e Montserrat per i testi). Questa codifica è servita per evitare il problema tipico dei brand industriali: materiali diversi che sembrano prodotti da persone diverse. Online, la coerenza diventa affidabilità percepita, soprattutto per chi valuta un fornitore.
Sul sito abbiamo reso immediata la scoperta delle collezioni (es. Cotone e Lino, Panni e Loden, Tinte unite e fantasie, Lane cotte) e l’aggancio con la vita dell’azienda (collaborazioni, fiere, aggiornamenti). Non abbiamo trattato le news come “riempitivo”, ma come prova di presenza sul mercato e di continuità. In un B2B tessile, spesso la decisione nasce da un insieme: qualità, affidabilità, e capacità di stare nel tempo.
L’invito a richiedere credenziali per entrare nel portale è rimasto, ma incorniciato da contenuti che costruiscono contesto e desiderio prima della richiesta. Abbiamo progettato il passaggio come naturale: prima l’utente capisce chi è MTT, quali principi guida segue (economia circolare e lavoro sostenibile) e quali standard presidia, poi decide se vale la pena aprire una relazione più operativa. Così l’accesso controllato non suona come chiusura, ma come selezione coerente.






Un verde che non è decorazione
Nel manuale il verde loden è dichiarato come colore principale per un visual moderno e più vicino al mondo fashion. Nel sito lo abbiamo trattato come segnale: non “greenwashing”, ma un modo per tenere insieme tradizione e contemporaneità, lasciando alle certificazioni il compito di sostenere la parte tecnica.
Il tessuto come linguaggio
La brand identity raccontava una manifattura che si è evoluta più volte senza perdere la propria specializzazione, e questo doveva vedersi anche nel digitale.
Abbiamo lavorato perché la storia non diventasse una pagina “Chi siamo” da scorrere, ma una chiave di lettura delle collezioni: dal loden alla lana cotta fino alle linee più moda. Quando un sito riesce in questo, non vende solo metri di tessuto: rende credibile un modo di lavorare, e permette a buyer e designer di immaginare una collaborazione.
I risultati: riconoscibilità e qualità delle richieste
I risultati non li abbiamo misurati in slogan, ma in chiarezza: cosa capisce un buyer in pochi secondi e quanto è facile passare da curiosità a contatto.
Identità più riconoscibile e replicabile
Con palette, font e regole d’uso logo codificate, l’identità non dipende più dal singolo materiale o dal singolo fornitore. Questo ha reso più semplice produrre comunicazioni coerenti (sito, documenti, presentazioni) e ha ridotto quell’effetto “azienda diversa a seconda del canale” che spesso indebolisce la percezione B2B.
Portare in primo piano principi guida e certificazioni in un quadro ordinato ha reso più facile per un interlocutore capire cosa c’è davvero dietro alle sigle. Quando questo accade, le conversazioni cambiano tono: meno richieste generiche, più domande specifiche su tracciabilità, filiera e applicazioni.
La richiesta credenziali per l’accesso al portale non resta un ostacolo isolato, ma diventa un passaggio coerente con un posizionamento selettivo. In pratica, il sito “filtra” meglio: chi arriva al contatto lo fa perché ha già capito collezioni, posizionamento e contesto (fiere, collaborazioni), e quindi tende a chiedere con più precisione.
Non fidarti delle parole!
L’esperienza accumulata in vent’anni ci ha dimostrato che non esistono soluzioni preconfezionate. Scopri qui i nostri ultimi progetti: