ARTISINTHEAIR: Web design che non deve fare scena, ma far respirare le opere
Con ARTISINTHEAIR abbiamo lavorato su un progetto delicato come un allestimento fatto bene: se lo noti troppo, qualcosa non va. L’obiettivo non era costruire l’ennesimo sito “bello”, ma dare forma a uno spazio digitale capace di accompagnare l’arte contemporanea senza mettersi in mezzo.
Milano, 2023, contenuti editoriali densi, opere da osservare davvero, percorsi da rendere fluidi senza trasformare tutto in un catalogo senz’anima.
Cliente
ARTISINTHEAIR | Milano
Data
2023
Le nostre Soluzioni
Sito web
Il cliente
Il mondo dell'arte online a Milano
ARTISINTHEAIR si muove nel mondo dell’arte come fanno quelli che non vendono solo “pezzi”, ma costruiscono contesto, relazione, lettura. Artisti, mostre, consulenza, gestione collezioni, investimento in arte: un ecosistema dove immagini e testo hanno lo stesso peso specifico.
Qui non bastava impaginare bene due foto e quattro titoli. Serviva un sito capace di reggere una voce autoriale vera, senza soffocarla con una UX troppo invadente o troppo compiaciuta.
La sfida: lasciare l’arte al centro, ma senza perdere il visitatore per strada
Non ci interessava “cambiare piattaforma” come esercizio tecnico
La richiesta, in sostanza, era questa: creare un’esperienza che non sembrasse prefabbricata.
Niente effetto template, niente interfaccia che chieda all’utente di imparare “come funziona il sito” prima ancora di entrare nei contenuti. Però c’era un problema mica piccolo: quando vuoi lasciare spazio all’arte, rischi facilmente di togliere appigli a chi naviga. E quando aggiungi troppi appigli, invece, finisci per rovinare l’atmosfera. La linea era sottile. Molto sottile.
ARTISINTHEAIR pubblica contenuti lunghi e fortemente narrativi, come il progetto “Le città invisibili” di Alessandro Bavari, dove il racconto intreccia letteratura (Calvino) e processo creativo con Intelligenza Artificiale (MidJourney), con un tono che non ammette scorciatoie grafiche. La sfida era far leggere, far guardare e far “restare” l’utente senza trasformare la pagina in un muro di testo o in uno slideshow vuoto, mantenendo una gerarchia visiva che accompagnasse l’attenzione, non che la forzasse.
La necessità era,di gestire un database complesso di opere e contenuti, implementando filtri avanzati e sistemi di categorizzazione intuitivi. Il problema nascosto, in un progetto artistico, è che la potenza dei filtri può rompere l’atmosfera: se l’interfaccia diventa troppo funzionale, l’arte si riduce a inventario; se diventa troppo “poetica”, l’utente non trova nulla. Dovevamo tenere insieme precisione e sorpresa, senza tradire né l’opera né chi la sta cercando.
La soluzione: progettare UX e UI come si progetta un allestimento
Abbiamo affrontato il lavoro come fosse uno spazio espositivo digitale. Non una vetrina. Non una landing vestita bene. Un ambiente. Di quelli in cui ogni elemento ha un ruolo preciso: le opere devono respirare, i testi devono essere leggibili, i percorsi devono esistere senza diventare ingombranti. In questi casi la UX, più che farsi notare, deve saper sparire al momento giusto. La semplicità funziona. Sempre. Ma quella vera, non quella finta da presentazione.
La strategia è basata su tre pilastri: design system coerente, user experience ottimizzata e performance tecniche eccellenti. Per ARTISINTHEAIR questo significava creare un linguaggio visivo che non competesse con immagini e testi, ma li rendesse più leggibili: spaziature, tipografia, ritmo, e una gerarchia che aiutasse a capire “dove siamo” anche dentro pagine narrative. L’originalità qui non è un effetto speciale: è la capacità del layout di scomparire al momento giusto.
Un’architettura informativa progettata per gestire diversi tipi di contenuti (artisti, progetti, mostre fisiche e virtuali) e per facilitare scoperta e apprezzamento delle opere. Abbiamo quindi costruito percorsi che permettessero due velocità: chi entra per “vedere le ultime mostre” deve arrivarci subito, chi entra per leggere e approfondire deve poterlo fare senza interruzioni. Questa doppia velocità è diventata una scelta UX deliberata, non un compromesso.
Tecnologie come zoom ad alta definizione e visualizzazioni immersive, pensate per elevare lo standard della fruizione artistica online. Su ARTISINTHEAIR abbiamo trattato questo come un requisito di credibilità: se l’immagine è arte (o fotografia d’autore), l’utente deve poterci “entrare” con lo sguardo, senza sentirsi limitato da un’interfaccia rigida. Il punto non era aggiungere una feature, ma costruire un gesto naturale: avvicinarsi, osservare, tornare indietro senza perdersi.





L’originalità come vincolo
Grazie a una struttura informativa solida e a strumenti di navigazione pensati con criterio, il sito accompagna il visitatore tra mostre, artisti e servizi senza effetto labirinto. Ma lascia anche quella deriva positiva che nell’arte è quasi obbligatoria: entri per una cosa, ne scopri un’altra, e ti viene voglia di restare un po’ di più.
Quando la struttura è fatta bene, l’originalità non viene schiacciata. Diventa percorribile. E questo, nel digitale, vale parecchio.
I risultati: Un’esperienza che regge nel tempo
Rendere l’esperienza coerente con la visione artistica
Il risultato più importante è stato rendere l’esperienza coerente con la visione artistica, ma abbastanza strutturata da funzionare davvero come strumento di scoperta e relazione.
Grazie a un’impostazione che valorizza contenuti e opere con un’esperienza utente elegante e intuitiva, il sito sostiene sia la lettura (testi lunghi, tono curatoriale) sia la fruizione visiva, senza obbligare l’utente a scegliere tra “capire” e “sentire”. Le funzionalità immersive citate nel case (come zoom ad alta definizione) rafforzano questa sensazione: l’utente non consuma immagini, le osserva, e la UI non interrompe il gesto. Questa è performance nel senso più concreto: tempo di attenzione che non si disperde.
La gestione di contenuti differenti e l’architettura informativa orientata alla scoperta, descritte nel case, permettono di passare da mostre ad artisti e servizi mantenendo un filo logico. L’uso di categorizzazioni e strumenti di navigazione pensati per un database complesso evita l’effetto “labirinto”, ma lascia anche spazio alla deriva positiva tipica dell’arte: entrare per un nome e uscire con un’idea. Quando la struttura è solida, l’originalità non si perde: diventa attraversabile.
Non fidarti delle parole!
L’esperienza accumulata in vent’anni ci ha dimostrato che non esistono soluzioni preconfezionate. Scopri qui i nostri ultimi progetti: